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“Imprimatur” di Rita Monaldi e Francesco Sorti

3 settembre 2009

472-imprimaturImprimatur è un romanzo a sfondo storico, pubblicato nel 2002 da Mondadori. Lo avevo comperato anni fa, nel 2003, e poi non l’avevo letto. Ricordo di averlo iniziato e poi di averlo lasciato lì con l’intenzione di riprenderlo quanto prima. Sono passati diversi anni prima che lo riprendessi. Sei anni esatti. L’ho infatti letto recentemente, nel luglio del 2009, l’ho letto tutto, punto da curiosità, dopo l’uscita del mio ultimo libro, La Cospirazione, romanzo a sfondo storico, molto diverso, ma con qualche punto in comune, come avrei scoperto. Sospettavo, da ciò che avevo letto qua e là, che gli autori, con quel loro impastare il vero e il verosimile, possedessero un’idea della letteratura e dei suoi piaceri simile alla mia. E non mi sbagliavo.
Impegnato attualmente nella scrittura di una lunga storia ambientata nell’Inghilterra elisabettiana, affollata da poeti e musicisti, spie e cuochi, farmacisti e soldati, ho intuito che quel libro lasciato lì anni fa poteva nutrirmi di quella letteratura che dona al lettore i piaceri più intimi e profondi. Da anni, mia moglie, me lo diceva: leggilo. Finalmente, dopo una serie di libri deludenti e dozzinali, come l’Apprendista di Venezia di Ellen Newmark, l’ho letto.
Credo sia un caso emblematico di come l’editoria italiana sia capace di selezionare in alcuni casi degli ottimi scrittori (Rita Monaldi & Francesco Sorti lo sono), di pubblicarli e poi di abbandonarli.

Il caso

I più informati sapranno che attorno a questo libro si è prodotto un caso. Gli autori, e un loro esegeta, Stefano Berni, sostengono che il libro sia stato ritirato pochi mesi dopo la sua uscita per pressioni vaticane, in quanto avrebbe dimostrato che papa Innocenzo XI – proclamato beato – finanziò il protestante Guglielmo d’Orange, per motivi di potere. In una tramissione televisiva, “Complotti”, condotta da Giuseppe Cruciani, si è indicato nel professor Marco Meschini, che conosco come serissimo storico medievista, il mandante di una damnatio memoriae che sarebbe poi stata eseguita. In sintesi, la verità su papa Innocenzo XI, svelata dal libro, avrebbe bloccato una canonizzazione già pronta che aveva un significato simbolico importante. Bruciata la figura di Innocenzo XI si sarebbe dovuto ricorrere a quella di Marco d’Aviano. Rita Monaldi e Francesco Sorti avrebbero trovato dei documenti dai quali emergerebbero indizi su una corrente di denaro proveniente dalla famiglia del papa, gli Odescalchi, verso l’Orange. L’aiuto pecuniario fornito a questo avventuriero attraverso prestanome avrebbe insomma tolto per sempre la speranza che il regno d’Inghilterra tornasse ai cattolici.
 Alla tesi del complotto ecclesiastico e politico sembra credere Franco Cardini, che non è certo uno sprovveduto. Insomma, la questione non è affatto peregrina e probabilmente non del tutto campata per aria. Monaldi e Sorti, senza volerlo, hanno pestato qualche callo. Purtuttavia m’è difficile pensare che la Mondadori rinunci ad un bestseller per questi motivi (ricordiamo però: eravamo nel periodo successivo all’11 settembre…). E soprattutto mi è difficile pensare che qualche vescovo riesca a far ritirare un libro che aveva già venduto, pare, 25.000 copie. Il ritiro di un libro ha senso quando viene fatto subito (si pensi a Pasque di sangue di Ariel Toaff, ritirato pochissimi giorni dopo la sua uscita). Inglesi e americani hanno (ovviamente) sposato questa teoria sulle “ingerenze vaticane” producendo documentari sulla scomparsa del romanzo ritirato nel 2003 dalla collana degli Oscar Bestseller. Interessante anche quest’intervista rilasciata da Simone Berni, che si trova qui. Non voglio entrare nel merito della teoria del complotto (ma i complotti esistono, perbacco…) ma tendo a pensare che il romanzo, che pure ha venduto moltissimo ha “dato” un po’ meno di quanto gli strateghi del marketing si aspettavano e per questo è stato ritirato dal mercato. Credo, dunque, che in questo caso il vero complotto sia quello ordito contro la buona letteratura.
Le trasmissioni televisive (soprattutto quelle dedicate ai “misteri”) contengono sempre delle esagerazioni: Giuseppe Cruciani, per esempio, afferma che Imprimatur sarebbe scomparso dalla circolazione e che ne esisterebbero delle copie soltanto in alcune biblioteche. Beh, non è proprio così. Per curiosità ho fatto un’interrogazione nel circuito di biblioteche di cui sono frequente visitatore e ho verificato che ne esistono ben 9 (NOVE) copie, che non sono certo poche…

Imprimatur è un libro molto ben scritto, mosso da un intreccio complesso e avvincente. Si tratta di uno di quei romanzi a sfondo storico nel quale gli autori dimostrano di conoscere la storia, l’arte, la vita quotidiana, la musica del periodo che descrivono.
 Il protagonista, o coprotagonista, il castrato intrigante e spia del re di Francia, Atto Melani, è riuscitissimo: ambiguo ma affascinante, intelligente e malinconico. Anche il protagonista ed io-narrante, il garzone della bottega “Il Donzello”, è personaggio a tutto tondo. Così come emergono, pienamente descritti nella loro umanità, il mercante Dulcibeni, l’inglese Bedfordi, il medico Cristofano e Devizée, che soltanto a fine racconto ho intuito essere il grande Robert de Visée (1625-1725), autore di musica da camera. Molti dei personaggi di Imprimatur, forse la maggior parte, sono realmente esistiti.

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