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Roma — L’ultima arriva dall’Australia. Secondo Elizabeth Fletcher, bibliologa di Sydney, Maria Maddalena era in realtà «una imprenditrice ebrea in grado di offrire supporto finanziario a un rabbino itinerante chiamato Gesù di Nazareth». Per la precisione «era attiva nel settore del pesce secco o dei coloranti per la lana, produzioni molto fiorenti nella città di Magdala, da dove veniva». E tutto sommato è andata bene. Perché la fonte è seria e perché la tesi non è così pindarica come potrebbe sembrare. Molto meno, in ogni caso, delle tante che nel corso degli anni sono state attentamente studiate o semplicemente buttate lì. Non solo quella ormai nota anche al grande pubblico per opera di Dan Brown, che l’ha sapientemente riciclata nel suo «Codice da Vinci»: la Maddalena era la moglie di Gesù Cristo, rifugiatasi a Marsiglia diede origine alla stirpe reale dei Merovingi, e il suo grembo altro non era che l’allegoria del Sacro Graal, Sang Réal nell’antico francese occitano. Ma anche tante altre: la Maddalena vera autrice del quarto Vangelo, quello attribuito a Giovanni; la Maddalena origine della tradizione delle uova di Pasqua (quelle dipinte, non quelle di cioccolato, anche la fantasia ha un limite) perché presentandosi all’imperatore Tiberio disse «Cristo è risorto» e l’uovo che aveva in mano divenne rosso. E poi idolo di movimenti stregoneschi come quello Wicca, nato negli anni 50 in Gran Bretagna, oppure delle teorie antropologiche del matriarcato, del neopaganesimo, fino a diventare bandiera alternativa del femminismo perché esempio di riscatto della donna e ammiccare alla «teoria di Gaia» e all’esoterismo popolare delle Madonne nere. E via così perché sulla Maddalena una teoria tira l’altra, e per contestarne una il metodo migliore è tirarne fuori una nuova di zecca. Tanto che ieri l’Avvenire ha pubblicato la recensione dell’ennesimo libro dedicato al tema sotto un titolo («Giù le mani da Maria Maddalena») che sembra più da Padania che da giornale dei vescovi. L’articolo è dedicato a «Maria Maddalena e le dee dell’ombra», volume dello studioso Mario Arturo Iannaccone che in realtà tutte queste ipotesi le smonta una ad una. Ma che non risponde alla domanda di fondo: perché nel corso dei secoli tanta attenzione si è concentrata proprio su questo personaggio, una figura che nei Vangeli viene toccata in maniera sfuggente ma che nella Passione ha l’onore di essere la prima a vedere il Cristo risorto? Una risposta la tenta Adriana Zarri, teologa che scrive sul manifesto: «Nei Vangeli non ci sono molte notizie su questa donna e questo da una parte suscita la curiosità, dall’altra aiuta ad avanzare formulazioni che magari sono tutte arbitrarie e personali ma che possono restare in piedi pure per decenni». Poche notizie, tanta fantasia: sì, ma come è possibile che la Maddalena sia diventata un simbolo anche per il femminismo? Ci aiuta Mauro Pesce, professore di Storia del cristianesimo all’Università di Bologna e autore con Corrado Augias del libro «Inchiesta su Gesù»: «La Maddalena ha avuto un ruolo importante non solo per il femminismo, che nella Chiesa vedeva un nemico, ma anche per quei movimenti che, all’interno della Chiesa, hanno rivalutato il ruolo della donna. E questo perché proprio lei, una donna, aveva avuto il privilegio di essere la prima testimone della resurrezione». Durante il Medioevo, in realtà, la figura della Maddalena venne trasformata in una donna vestita solo dei suoi lunghissimi capelli biondi. E fu anche questa Maria così sensuale a incoraggiare la teoria della «moglie di Gesù». Ipotesi che rifiuta don Mauro Cozzoli, professore di Teologia morale alla Pontificia università lateranense: «La Maddalena è ritenuta una peccatrice ma Gesù la tratta da pari a pari. È questo a scandalizzare i benpensanti. Ma tra i due non c’era alcun rapporto erotico e nemmeno speciale. La donna più importante, nella vita di Gesù, è stata la madre».

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