
Città della pianura (Cities of the plain, 1998) è un grande romanzo di espiazione e speranza travestito da semplice romanzo romantico su uno scenario western crepuscolare; un racconto dolente, acceso di bagliori simbolici, di metafore inattese, che porta a compimento la grande Trilogia. John Grady Cole vuole riscattarsi dalle sconfittesubite nel primo romanzo del ciclo, Cavalli selvaggi, cercando di salvare Magdalena, la bella prostituta di cui si è innamorato, mentre il suo amico Bill Parham, il picaro metafisico di Oltre il confine, porta alle estreme conseguenze il suo destino di narratore e ascoltatore di storie. In questo romanzo troviamo concentrati tutti i temi cari all’opera di Cormac McCarthy e molto di più. Soprattutto, troviamo compiuta la grande architettura narrativa basata su triadi di racconti sino al finale enigmatico che racconta una storia dentro una storia. Un romanzo breve ma densissimo che allude, anche, alle misteriose vicende di Meridiano di sangue. Una grande lezione di stile e costruzione narrativa, concentrazione stilistica e uso immaginifico di metafore e simboli che in questo volume – a completamento dei precedenti – viene approfondita in ogni sua parte.
Mario Arturo Iannaccone, saggista, consulente editoriale e docente di scrittura creativa, ha pubblicato numerosi studi sulla storia dell’immaginario e centinaia di saggi e articoli su riviste. Collabora alle pagine della cultura del quotidiano «Avvenire».