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Rotta a Sud Ovest

Ágora non trova distribuzione in Italia: censura preventiva?

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Il primo ad ammettere le probabili difficoltà di distribuzione a causa del tema trattato, il fanatismo religioso come causa di intolleranza e freno del progresso, è stato lo stesso Alejandro Amenábar in un’intervista di qualche giorno fa a El Pais, tradotta su Rotta a Sud Ovest. Oggi Ágora esce nelle sale spagnole senza avere ancora un distributore negli Stati Uniti d’America, cosa che, commentava ieri elconfidencial.com, preoccupa non poco Telecinco Cinema, che ha sborsato la maggior parte dei 50 milioni di euro di budget (per legge le televisioni spagnole devono investire il 5% delle entrate lorde annuali nel cinema). Perché l’ultimo film del regista spagnolo di origine cilena non riesce a trovare distribuzione negli USA, essendo stati “Mar adentro” e “The others” molto apprezzati da pubblico e critica statunitensi ed essendo lui vincitore dell’Oscar? A Cannes, dove è stato presentato in anteprima mondiale, Ágora non ha entusiasmato: per la critica si tratta di un’opera incompiuta, rimasta sulla “sottile linea tra il buono e l’eccezionale”. Si parla di una perfetta eleganza formale e di un’attenzione curata per i dettagli, ma all’Alessandria di Ipazia raccontata da Alejandro Amenábar mancherebbero cuore e calore. É un film freddo, che non appassiona, per quanto cinematograficamente ineccepibile, raccontavano i critici a Cannes e confermano i critici che hanno assistito all’anteprima spagnola di due giorni fa. Ma non è solo questo. Anche se il tema si sussurra appena, nel film i cristiani non fanno una gran figura: sono loro, che si oppongono alla sapienza e alla conoscenza della Biblioteca di Alessandria in nome della parola di Dio, che condannano a morte Ipazia e il mondo antico che lei rappresenta. Sono loro gli intolleranti che Amenábar prende ad esempio per spiegare come, in ogni civiltà, l’intolleranza sia la morte del sapere e dunque del progresso. É probabile che i distributori statunitensi non se la sentano di affrontare le potenti lobbies cristiane dell’ultra-destra, che potrebbero spingere al boicottaggio del film con violente campagne mediatiche. Ed è questo, il boicottaggio dei settori religiosi, un problema non solo statunitense. Tra i vari paesi in cui Ágora non ha ancora distribuzione (ma ce l’ha già in Francia, Regno Unito e Germania), c’è l’Italia. Si dice per pressioni delle gerarchie vaticane, alle quali non piacerebbe il ritratto dei cristiani offerto dal film. É una tesi credibile? Considerato il fatto che la Chiesa si è macchiata di crimini efferati con l’Inquisizione e con la Conquista spagnola dell’America centro-meridionale e che molti film parlano delle sue colpe in quelle circostanze, riesce un pò incredibile che il Vaticano si occupi di un film dedicato a un episodio di 16 secoli fa. Ma non si sa mai. Può essere anche che i distributori italiani, temendo eventuali reazioni del Vaticano, preferiscano non rischiare a priori e condannino Ipazia a un nuovo episodio di intolleranza, 1600 anni dopo. Fatto sta che i fans italiani del regista spagnolo non ci stanno e che hanno lanciato su Internet una campagna affinché Ágora arrivi anche sugli schermi italiani. Del resto il film promette di far riscoprire una figura di donna e di scienziata, Ipazia, ingiustamente dimenticata nei secoli, rimanda al fascino culturale e intellettuale dell’Alessandria romana, città cosmopolita e aperta ad ogni cultura, come il suo fondatore, e profondamente orgogliosa della sua straordinaria Biblioteca (le navi che attraccavano al porto dovevano consegnare i libri di bordo affinché potessero essere copiati per la Biblioteca), spiega che il fanatismo religioso fa male in ogni epoca e bisogna evitarlo, e ricorda il triste destino delle donne, prime vittime di ogni violenza, anche religiosa. Perché non dovremmo vedere in Italia questo film, firmato da un Premio Oscar, per quanto non abbia entusiasmato il Festival di Cannes? Su petitiononline.com è partita la raccolta firme diretta a “Production Companies and Distributors of Ágora”; dopo aver sottolineato l’importanza di Ipazia da Alessandria per la storia occidentale e il contributo italiano allo studio e all’immagine della scienziata, i promotori denunciano “la mancanza di interesse di parte dei nostri distributori nazionali”, assicurano che “un gran numero di persone sta aspettando di vedere questo film” e chiedono l’intervento dei produttori affinché sia mostrata agli italiani “l’impressionante vita di questa donna, la violenza della Chiesa Primitiva (un periodo storico che, per ovvie ragioni, è molto ignorato dal cittadino medio) e la situazione socio-politica della più grande città dell’antichità, Alessandria”. Fino ad ora sono state già raccolte 1530 firme (se volete partecipare e lasciare la vostra firma, è richiesta solo un’ email di riferimento, questo è il link). Tra i firmatari anche il matematico Piergiorgio Odifreddi, secondo il quale “la figura di Ipazia è esemplare: era una matematica, donna di grande cultura, la sua fu la prima battaglia tra scienza e fede. La perse, divenne prima martire della scienza per mano di uomini mandati dal vescovo di Alessandria, Cirillo. Sono trascorsi 1600 anni ma siamo ancora allo stesso punto”. Della possibile censura preventiva al kolossal spagnolo hanno iniziato ad occuparsi anche i media tradizionali, La Stampa in primis. Gli attivissimi promotori di Ágora in Italia hanno intanto aperto anche un gruppo su Facebook, lo trovate a questo link, che ha superato i 300 fans in poche ore e che discute appassionatamente sulla figura di Ipazia. Che è, in fondo, uno degli scopi del film di Amenábar.

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