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L’ultima lettera di Paolo

Avvenire – 14 ottobre 2009

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di Mario Iannaccone
Il falso vangelo (o la falsa lettera apostolica) è un sottogenere letterario con qualche tradizione. Talvolta viene usato per aggiustare il messaggio cristiano, più raramente è un espediente letterario dai toni e dalle intenzioni più lievi come ne La lettera perduta. L’ultimo, inedito scritto di san Paolo (€ 12,00, pp. 172 San Paolo) di Paolo Curtaz. Un libro scritto – dichiara l’autore – per riattualizzare la predicazione di Paolo e non «per sostituirla» (come in un “falso vangelo”) e per invitare alla rilettura dell’«originale». Curtaz è uno scrittore abile, che possiede una sperimentata conoscenza delle Scritture e si fa leggere con piacere. Qui non si smentisce, riportandoci con leggerezza nel mondo del primo cristianesimo e insistendo, in particolare, su un insegnamento di Paolo: che il cristiano deve incarnare Cristo, il vivente. Nella finzione, il curatore-autore viene scelto per commentare una lettera scritta da un Paolo ormai anziano durante la sua prigionia a Roma e da lui consegnata al secondo papa, Lino. Il libro è dunque costituito dalla «lettera perduta» e dal suo commento. Le intenzioni di questa «lettera perduta» sono meno pacifiche di quanto appaia ad un primo sguardo, giacché essa contiene qualche puntura d’amaro e una certa dose d’impudenza. Dopo aver manifestato, nella finzione, la sorpresa per essere stato prescelto, lui, così “umile”, quale curatore di questa straordinaria scoperta che non è niente di meno che il testamento spirituale dell’apostolo delle genti, il narratore informa il lettore che la «gerarchia sembra orientata a dichiarare ispirato» il testo. Paolo Curtaz, nel suo romanzo-pamphlet, ha voluto esprimersi con tutta la franchezza che il velo dell’invenzione letteraria gli ha concesso su questioni come il significato della traditio. Se è vero che l’ispirazione paolina è preponderante, è altrettanto certo che è la voce neo-paolina del “curatore” Paolo Curtaz ad alzarsi più forte, quando mette in bocca al suo ispirato omonimo polemiche asprigne. In particolare, il Paolo di Paolo Curtaz (quale Paolo, dunque?) sembra interessato a indicare nel tradizionalismo un pericolo costante, un irrigidimento nella dialettica fra evoluzione delle forme della fede e deposito del suo tesoro immodificabile: «eppure, e lo so per esperienza, specialmente per le cose che riguardano Dio, la tentazione è quella di congelare la tradizione, di renderla assoluta, di finire nel tradizionalismo» scrive il duplice Paolo. Che poi aggiunge «Gesù è venuto a salvarvi dall’inganno della perfezione». Si allude forse a recenti “aperture” o si parla in generale? Al lettore scoprirlo. Comunque, La lettera perduta è un bell’esercizio di understatement. E meno male che il nome di battesimo di Curtaz non è Pietro…

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