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Bonbon Robespierre

Avvenire – 18 dicembre 2009

di Mario Iannaccone
Sergio Luzzatto è affascinato dai postumi delle catastrofi storiche, alle «vite d’oltretomba» di duci e rivoluzionari (la salma di Mussolini, la mummia di Mazzini, la memorialistica rivoluzionaria) e a personaggi marginali cui i comprimari tolsero fama. Rientra in quest’ispirazione anche Bonbon Robespierre. Il Terrore dal volto umano (Einaudi, pp. 121 € 10,00), felice biografia di un personaggio poco citato, Augustin Robespierre, fratello minore di Maximilien; figura minore ma non minima della Rivoluzione, che seguì il fratello cominciando come deputato dell’Artois per finire a Parigi, dove visse fino a quando l’infernale macchina rivoluzionaria lo macinò assieme all’Incorruttibile. Rare e poco lusinghiere le testimonianze su questo Robespierre jeune, del quale un memorialista citato da Luzzatto, Baudot, riferiva godere di fama di «perfetto imbecille», una «brocca» che «tintinnava quando il fratello ci batteva sopra». Fu perciò soprannominato Bonbon, per una presunta dolcezza di carattere o difetto di quella purissima ferocia che caratterizzava il fratello maggiore. Bonbon, comunque, diede importanti contributi alle concitazioni rivoluzionarie, non fu una semplice comparsa. Incitando all’arresto dei deputati della Gironda «indicò all’assemblea la via del futuro, la scorciatoia dei golpe parlamentari… come soluzione dei conflitti». Non è poco. La Convenzione lo inviò in missione nel Midi nell’estate del 1793 assieme al compagno Ricord per sopire le spinte centrifughe federaliste e collaborare con l’Armée d’Italie per la riconquista di Tolone. I due montagnardi, assieme alla moglie di Ricord e a Charlette Robespierre, l’acidissima sorella dei due rivoluzionari, fecero un viaggio lungo, pericoloso, con avventure e passioni galanti. In missione, il jeune divenne «qualcosa di più del fratello minore di Robespierre» e conquistò la maturità politica arrivando persino – azzarda Luzzatto – «ad abbozzare il disegno strategico» del quale si sarebbe appropriato il giovane Bonaparte. Con gli altri convenzionali in missione pianificò «spaventose misure» contro gli abitanti di Tolone, rei di essersi ribellati. Quando cominciarono le fucilazione di massa, però, abbandonò la città. Non aveva bastante zelo terroristico? Percepì l’orrore della situazione? Lui, a differenza del fratello, burocrate del Terrore barricato nella sua stanza in casa Duplay, vide il sangue versato e ne percepì l’odore. Bonbon capì che per salvare la Rivoluzione bisognava terminarla. Tornato a Parigi contrastò lo scristianizzatore Hébert, poi temperò i furori di giacobini e sanculotti guadagnandosi molti nemici. Il 28 luglio del 1794 scelse, quasi volontariamente, di essere ghigliottinato assieme a Maximilien quando dichiarò «sono colpevole quanto mio fratello. Condivido i suoi meriti, voglio condividere anche la sua sorte: chiedo l’ordine di cattura anche contro di me». Beau geste che gli valse il morso della ghigliottina. Era il giorno del Termidoro, inizio d’una fase meno parossistica della Rivoluzione della quale proprio lui – per ironia – era stato un precoce interprete.

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