Il primo, Piergiorgio Odifreddi, è impegnato nella polemica anticristiana con un piglio sarcastico e argomenti degni delle scuole di propaganda positivista del Secondo Impero. Il secondo, Corrado Augias, ha uno stile più soffice quando discute di cristianesimo e cristianità, di Gesù e Chiesa, nelle mille occasioni in cui gli è concesso farlo; tiene in mano gli occhiali, il volto reclinato, un dito a segnare la pagina di un libro testé letto, lo sguardo pensoso. Sembra un uomo alla ricerca e ostenta sempre un invidiabile garbo. Il terzo, Vito Mancuso, ha un’aria mite e intelligente ed è, addirittura, docente di Teologia moderna e contemporanea. Definisce il senso complessivo del suo lavoro come una “rigorosa teologia laica”, un “vero e proprio discorso su Dio”, ma tale da poter sussistere di fronte alla scienza e alla filosofia, suoi principali interlocutori. È certamente il più attrezzato dei tre, quello che d’istinto solleva più simpatie. Sono personaggi diversissimi ma Vincenzo Vitale non ha dubbi: sono, tutti, “volti dell’ateismo” come scrive nel libro intitolato, appunto, Volti dell’ateismo. Mancuso, Augias, Odifreddi. Alla ricerca della ragione perduta (Sugarco Edizioni, pp. 174 €. 16,00). Dove s’incarica di confutare gli errori metodologici, teologici, teoretici, epistemologici di questi scrittori di libri di successo e attivi divulgatori la cui polemica vuole essere distruttiva (Odifreddi) o riparativa (Augias) o ricostruttiva (Mancuso). La parte dedicata ad Augias (“Corrado Augias: ovvero della profanazione ideologica”) mira a dimostrare come tale autore sia ideologicamente accecato e i suoi libri siano pieni di grossolani errori. Quanto ad Odifreddi (“Piergiorgio Odifreddi ovvero del nulla”) il titolo dice già molto e non occorre dilungarsi oltre. “Vito Mancuso: dell’eresia spiegata al popolo” è invece la sezione dedicata al “teologo laico” di Carate Brianza, colui che si è dato l’incarico, addirittura, di “rifondare” la teologia. Vitale rileva alcune delle sue manifeste eresie: la negazione che l’anima umana sia creata da Dio; la negazione del peccato originale; la negazione della resurrezione; la negazione della possibilità della dannazione. Perché Mancuso è – spiega Vitale – un docente di teologia ma “non un teologo”, e i suoi libri unpastiche fra fisica, metafisica, storia e teologia. Egli, che vuole essere rifondatore della teologia, rifiuta il modo proprio di procedere di tale disciplina oltre a negarne le basi rivelate. Con quel loro tono superiore, sprezzante, Mancuso, Augias e Odifreddi sono anche “nuovi” gnostici del genere descritto ieri su queste pagine da Roberto Timossi. Il loro relativismo che dichiara disincanto verso dogmi e verità rivelate riafferma però altri dogmi proclamandoli indubitabili e indiscutibili. Gli errori sui quali Vitale si concentra sono prima di tutto razionali perché, come scrive Antonio Socci nella prefazione, il libro “è anzitutto una brillante e affascinante apologia della razionalità”. Dal momento che Mancuso, in particolare, pubblica i suoi libri “nella speranza di venire confutato” e che qualora sia convinto ad accettare di nuovo le verità dogmatiche della Chiesa, ne sarà “riconoscente”, Vitale ci prova, “in tutta umiltà, a meritarsi la sua riconoscenza, confutandolo”. Il guanto è, amabilmente, lanciato.
Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Fornisci il tuo contributo!